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	<title>Commenti per Vacanze Filosofiche</title>
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	<description>Le vacanze della mente</description>
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		<title>Commenti su Più forte della fine di Biuso</title>
		<link>http://www.vacanzefilosofiche.it/2011/12/piu-forte-della-fine/comment-page-1/#comment-828</link>
		<dc:creator>Biuso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 13:20:24 +0000</pubDate>
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		<description>Giusy ha pubblicato un &lt;a href=&quot;http://www.giusyrandazzo.eu/2011/12/20/presentazione-dopo-la-notizia-peggiore-alle-stoai-di-agrigento/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;testo&lt;/a&gt; nel quale sembra rivivere -palpitante- la splendida serata agrigentina.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giusy ha pubblicato un <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2011/12/20/presentazione-dopo-la-notizia-peggiore-alle-stoai-di-agrigento/" rel="nofollow">testo</a> nel quale sembra rivivere -palpitante- la splendida serata agrigentina.</p>
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		<title>Commenti su Sintesi degli interventi a Camerata Cornello di faustina</title>
		<link>http://www.vacanzefilosofiche.it/2011/09/sintesi-degli-interventi-a-camerata-cornello/comment-page-1/#comment-475</link>
		<dc:creator>faustina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 19:04:06 +0000</pubDate>
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		<description>Quando il divino si umanizza supera ogni misura, si entra nell&#039;eterno, ....si diventa eterni: un respiro che si palpa. Gli dei invidiano questa eternità dei mortali; e nulla possono, prigionieri, come sono, della loro  insensata eternità.

Camerata di Cornello!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il divino si umanizza supera ogni misura, si entra nell&#8217;eterno, &#8230;.si diventa eterni: un respiro che si palpa. Gli dei invidiano questa eternità dei mortali; e nulla possono, prigionieri, come sono, della loro  insensata eternità.</p>
<p>Camerata di Cornello!</p>
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		<title>Commenti su Guido Martinoli: la mia Weltanschauung di Guido Martinoli</title>
		<link>http://www.vacanzefilosofiche.it/2011/08/guido-martinoli-la-mia-weltanschauung/comment-page-1/#comment-474</link>
		<dc:creator>Guido Martinoli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 12:40:43 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Claudio, nonostante la mia incompetenza su Heidegger (che altri in quel di Palermo certo conoscono meglio) ma stando alle tue annotazioni, non posso che essere in accordo sull’attuale nostra incapacità di cogliere l’essenza e il senso dell’essere. Senza riuscirci, anch’io ho provato a definirlo, ma, in mancanza di meglio, ho dovuto associarlo alla nostra risorsa più potente senza essere assoluta che è il pensiero e, sulle orme di Parmenide, ho sottoscritto che l’essere è tutto ciò che è pensabile o impensabile, e dunque il pensato, il pensaturo fino all’impensaturo. Eppure così facendo sono restato ingabbiato dal linguaggio, che resta uno strumento intrinsecamente dualistico, separatore, solo funzionale e dunque insufficiente. Nello specifico non potevo sfuggire all’antitesi dialettica, per la quale ogni parola ha il suo opposto e dunque anche cotanto essere, per quanto esaustivo e onnicomprensivo non potrà mai essere o comprendere la sua antitesi cioè il non essere. Irrilevante che tale antitesi manchi di sostanza o di essenza e che sia impensabile o inaccessibile. C’è apofaticamente e in forza della logica, che fonda a monte lo stesso linguaggio. Temo dovremo andare oltre, anche oltre il pensiero ma non chiedermi dove o con che cosa. Anche la logica pare non bastare …. Ci sarebbero i sentimenti, la fede, il sogno ecc ma tutti ne conosciamo fin troppo bene i limiti. Per inciso, se l’essere è pensiero, val la pena risottolineare che anche il trascendente, la metafisica, Dio, l’asino che vola o ogni altra “fanfaluca”, in quanto perfettamente pensabili e immaginabili, appartengono all’essere e non al non essere, che resta drammaticamente ........ vuoto. 
Intanto pensiamoci, Guido</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Claudio, nonostante la mia incompetenza su Heidegger (che altri in quel di Palermo certo conoscono meglio) ma stando alle tue annotazioni, non posso che essere in accordo sull’attuale nostra incapacità di cogliere l’essenza e il senso dell’essere. Senza riuscirci, anch’io ho provato a definirlo, ma, in mancanza di meglio, ho dovuto associarlo alla nostra risorsa più potente senza essere assoluta che è il pensiero e, sulle orme di Parmenide, ho sottoscritto che l’essere è tutto ciò che è pensabile o impensabile, e dunque il pensato, il pensaturo fino all’impensaturo. Eppure così facendo sono restato ingabbiato dal linguaggio, che resta uno strumento intrinsecamente dualistico, separatore, solo funzionale e dunque insufficiente. Nello specifico non potevo sfuggire all’antitesi dialettica, per la quale ogni parola ha il suo opposto e dunque anche cotanto essere, per quanto esaustivo e onnicomprensivo non potrà mai essere o comprendere la sua antitesi cioè il non essere. Irrilevante che tale antitesi manchi di sostanza o di essenza e che sia impensabile o inaccessibile. C’è apofaticamente e in forza della logica, che fonda a monte lo stesso linguaggio. Temo dovremo andare oltre, anche oltre il pensiero ma non chiedermi dove o con che cosa. Anche la logica pare non bastare …. Ci sarebbero i sentimenti, la fede, il sogno ecc ma tutti ne conosciamo fin troppo bene i limiti. Per inciso, se l’essere è pensiero, val la pena risottolineare che anche il trascendente, la metafisica, Dio, l’asino che vola o ogni altra “fanfaluca”, in quanto perfettamente pensabili e immaginabili, appartengono all’essere e non al non essere, che resta drammaticamente &#8230;&#8230;.. vuoto.<br />
Intanto pensiamoci, Guido</p>
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		<title>Commenti su Guido Martinoli: la mia Weltanschauung di claudio merlo</title>
		<link>http://www.vacanzefilosofiche.it/2011/08/guido-martinoli-la-mia-weltanschauung/comment-page-1/#comment-473</link>
		<dc:creator>claudio merlo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 10:53:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Guido, meditando su alcune questioni da te sollevate nella tua weltanschauung, vorrei un tuo commento su alcune considerazioni che ho tratto da un breve saggio  di Maurizio Penzo sul &quot;nascondimento dell&#039;essere nella filosofia di Heidegger&quot;. Mi chiedo: come è possibile cogliere il senso dell&#039;essere, e quindi comprenderlo, se la domanda rimane pur sempre costretta nei limiti di un linguaggio e quindi inadeguata allo scopo che si prefigge di raggiungere? Non avera forse ragione Parmenide a dire che è presente l’essere presente; ovvero: l’essere è dato, svelato, manifesto, qui e ora e già da sempre?

&quot;Nella sua unica intervista televisiva, Heidegger diceva che &quot;il segno più caratteristico del destino in cui noi ci troviamo [ la dimenticanza della questione dell’essere ] è -per quello che riesco a vedere - il fatto che la questione dell’essere, che io pongo, non è stata ancora compresa.
Sempre altro dall’ente presente e dalle parole che lo dicono, l’essere impedirebbe al discorso di chiudersi e di cogliere in qualche modo delle verità ad esso esterne, costringendo le parole a rilanciarsi in sempre nuove interpretazioni il cui unico fondamento è la tradizione linguistica da cui provengono e da cui sono sollecitate&quot;
Claudio Merlo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Guido, meditando su alcune questioni da te sollevate nella tua weltanschauung, vorrei un tuo commento su alcune considerazioni che ho tratto da un breve saggio  di Maurizio Penzo sul &#8220;nascondimento dell&#8217;essere nella filosofia di Heidegger&#8221;. Mi chiedo: come è possibile cogliere il senso dell&#8217;essere, e quindi comprenderlo, se la domanda rimane pur sempre costretta nei limiti di un linguaggio e quindi inadeguata allo scopo che si prefigge di raggiungere? Non avera forse ragione Parmenide a dire che è presente l’essere presente; ovvero: l’essere è dato, svelato, manifesto, qui e ora e già da sempre?</p>
<p>&#8220;Nella sua unica intervista televisiva, Heidegger diceva che &#8220;il segno più caratteristico del destino in cui noi ci troviamo [ la dimenticanza della questione dell’essere ] è -per quello che riesco a vedere &#8211; il fatto che la questione dell’essere, che io pongo, non è stata ancora compresa.<br />
Sempre altro dall’ente presente e dalle parole che lo dicono, l’essere impedirebbe al discorso di chiudersi e di cogliere in qualche modo delle verità ad esso esterne, costringendo le parole a rilanciarsi in sempre nuove interpretazioni il cui unico fondamento è la tradizione linguistica da cui provengono e da cui sono sollecitate&#8221;<br />
Claudio Merlo</p>
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